Sverre Fehn: un percorso progettuale tra metafisica e struttura

Nel lontano 14 Agosto del 1924 nasce in una piccola città della Norvegia Sverre Fehn, progettista influente nel corso del secolo scorso attraverso le sue opere ed i suoi scritti perpetuati fino alla sua scomparsa avvenuta nel recente 2009. Personalità fin da sempre legata al suo luogo di nascita, Fehn cresce e si forma sempre in Norvegia presso la scuola di architettura di Oslo per poi esportare attraverso la sua visione un pezzo ed altri aspetti del proprio paese di provenienza, remota regione del Nord Europa, ad altri suoi contemporanei. Tuttavia non intraprende un ortodosso percorso di formazione relegato tra i confini di quella terra di confine e cerca di imparare e trarre ispirazione da scenari che ritiene validi, seppure appartenenti a realtà relativamente opposte e lontane, ritraducendole opportunamente di fronte ad ogni differente caso in cui si trova ad operare. E' così che decide di effettuare viaggi in Marocco alla ricerca di soluzioni che possono rinvenire da quell' architettura locale oscillante tra il vernacolare e una ingenua semplicità, talvolta quasi primitiva, per poi riformularne gli aspetti più interessanti atti ad alimentare un personale ideale congruente di armonia.

copertura dell' interno e dell' esterno

Nel 1959 S. F. vince il concorso per il cantiere del padiglione dei paesi nordici per i Giardini della biennale di Venezia ed è in quest' opera che ha la possibilità di esporre e sintetizzare ad un pubblico più vasto con elegante chiarezza il percorso estetico perseguito e definito fino a quel momento. Si tratta di una architettura che collabora costantemente con la natura circostante e preesistente al fine di non annullarla ma semmai di comprenderla nel suo universo spaziale, contraddistinto da una ampia flessibilità; infatti non sono presenti ingombranti quinte divisorie, sostituite dalla snellezza del fusto degli alberi preesistenti che, non venendo spostati, né tantomeno abbattutti, possono contribuire a divenire linfa stessa della composizione sia interna che esterna. Si tratta di una composizione che conta soprattutto della orizzontalità denotata dal ben evidenziato architrave in calcestruzzo a faccia vista e dai posteriori travetti interni che si interrompono in corrispondenza dei fusti arborei e permettono una più uniforme distribuzione della luce, in questo modo diversa come intensità da quella più diretta e forte mediterranea, ma simile a quella più tenue del Nord.
Una struttura che continua a confrontarsi con l' ambiente circostante e che resta tuttavia corrispondente all' idea dell' architetto che, attraverso la sua opera, diviene così non soltanto semplice costruttore ma anche decodificatore di figure, elementi ed infine di simboli.salone principale

Articolo di Luca Casarano

 

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14..2013      Autore: Redazione
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