UrgentCity
Towards a new vocabulary of terms

Il presupposto che sta alla base di Urgent City, un progetto New Generation e Amateur City che ha concluso la sua fase di ricerca a Firenze l’11 e 12 novembre (e di cui NIP Magazine è stato media partner n.d.r.) è il seguente: poichè le città in cui viviamo assumono sfaccettature nuove ogni giorno, stravolgendo o reinventando continuamente i propri equilibri, è necessario che anche le parole usate per descriverle siano adeguate a questo scenario così complesso.

I due giorni alla Palazzina Reale di Santa Maria Novella sono stati il terreno fertile sul quale un eterogeneo gruppo di professionisti composto da architetti, urbanisti, designer, paesaggisti e scrittori, si sono incontrati, seguendo la formula cui le iniziative New Generation ci hanno abituato negli ultimi anni: dibattito scientifico e coinvolgimento diretto delle nuove generazioni. Questa volta l’obiettivo era quello di mettere a punto un nuovo vocabolario di termini, superando la staticità delle formazioni accademiche e mono-disciplinari per una libera condivisione di pensieri, attorno a quattro tavole rotonde corrispondenti a quattro tematiche principali: New Ecologies, Urban Assets, Digital Toolkit, New Collectives.

In certi casi si è ridiscusso il significato di termini magari ampiamente diffusi, ma dall’accezione troppo generica, o ridondante – Resilienza, Smart City, Adattabilità, Spazio Pubblico, etc – in tali altri, si sono analizzati termini poco conosciuti, tentando di introdurli nel linguaggio comune. É il caso ad esempio di Economologia. “Normalmente, si concepiscono ecologia ed economia come due concetti distanti – afferma Koert Van Mensvoort, direttore di Next Nature Network ad Amsterdam, durante una delle venti video-interviste realizzate dai curatori di UrgentCity e rivolte a esperti di varie discipline. “Si contrappone cioè la natura vergine, incontaminata, contro l’economia ed il mercato globale. È invece importante creare una conciliazione tra i due aspetti, e lo si può fare ad esempio coniando una nuova parola”. Egli continua: “L’80% dei problemi fra le persone non ha origine dai contenuti, ma dalla comunicazione. Quando pronuncio una parola voglio esprimere un messaggio, con una certa intenzione, ma tu potresti interpretarla in una maniera completamente differente, perchè magari la associ a qualcosa di diverso, o ad un altro contesto. Ciò può essere causa di molti problemi. Per questo è così importante sedersi e dire: «Quando uso questa parola è questo ciò che intendo. Sei d’accordo? Siamo sulla stessa lunghezza d’onda? »”.

 

Una seconda attività di tipo workshop si è alternata alle round tables, coinvolgendo tutti i presenti in un laboratorio per scegliere le parole, estrarle dal loro “isolamento” e infine associarle secondo schemi e narrazioni. Dunque, nuove parole come “attrezzi” della comunicazione, che ciascuno potrà utilizzare con più consapevolezza quando parlerà della città contemporanea, attingendo da questo “nuovo vocabolario condiviso”, come uno strumento utile da tenere sempre sulla scrivania.

www.urgentcity.eu

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Articolo di Sara Dei

Foto di Luca Chiaudano

 



29.NOV.2016      Autore: Redazione
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