ARCHITETTURA PARTECIPATA A CIVITA CASTELLANA
Progetto di riqualificazione del Parco Ivan Rossi

<<[...] secondo me gli architetti contemporanei dovrebbero fare di tutto perchè l'architettura dei prossimi anni sia sempre meno la rappresentazione di chi la progetta e sempre più la rappresentazione di chi la usa[1]>>. Così parla Giancarlo De Carlo nel suo saggio An Architecture of Participation tratto dagli atti di una conferenza tenuta a Melbourne nel 1971. <[2]>>.

 

Il processo di architettura partecipata di cui parla Giancarlo De Carlo, non è affatto un'azione scontata nel panorama italiano. Sporadici e spesso poco efficaci sono stati i tentativi di coinvolgere la popolazione di un luogo nella progettazione di uno spazio, di un quartiere, di una parte di città. Lo stesso De Carlo trovò non poche difficoltà nelle sperimentazioni fatte a Rimini e per il Villaggio Matteotti di Terni.

Eppure talvolta qualche timido tentativo condotto con l'incerta speranza di promuovere un'azione che non sia solo propagandistica, ma soprattutto di rinnovo etico e sociale, può portare a risultati inaspettati.

Questo è ciò che è avvenuto a Civita Castellana, cittadina del basso viterbese, dove ottanta studenti delle classi terze del Liceo Scientifico IIS G. Colasanti sono riusciti a ridare un nuovo volto ad un'area priva di qualsiasi elemento caratterizzante, dall'aspetto sterile ed asettico, un'area però che era il loro principale luogo di svago e di ritrovo.

E l'hanno fatto grazie al supporto e alla guida di uno dei più importanti e discussi architetti italiani, Paolo Portoghesi, che li ha aiutati a <[3]>>. Un pezzo di città peraltro particolarmente significativo, perchè rappresenta il cuore della zona di nuova espansione di Civita Castellana, già dal primo PRG del 1961.

Nel 2010 l'amministrazione comunale aveva stabilito di avviare la riqualificazione di un parco urbano in memoria di un giovane concittadino, medaglia d'oro al valore civile, morto in mare per salvare la vita di cinque persone. Si convenne, dopo attente analisi, che il coinvolgimento dei ragazzi che quel luogo lo frequentavano ogni giorno, fosse la soluzione più efficace per una buona riuscita dell'operazione.

Tre sono state le classi coinvolte nell'esperimento e tre le proposte progettuali scaturite: la prima caratterizzata da percorsi curvilinei che richiamano le onde del mare, concetto ribadito anche tridimensionalmente, nella forma data alle panchine; la seconda, con un'impostazione molto più regolare, sia nello sviluppo delle passeggiate che nei disegni della pavimentazione, si rifà alla spirale, che rimanda, a sua volta, alle forme di una conchiglia; la terza riproduce l'idea di una cellula, generatrice di vita, nel costante sviluppo di ellissi sia nelle piazze, che nelle aiuole.

In ognuno degli elaborati gli studenti hanno cercato di coniugare la progettazione vera e propria con gli aspetti pratici della viabilità e della fruibilità, non tralasciando il lato emotivo legato al ricordo e alla memoria.

Nel disegnare il parco hanno preso spunto da noti riferimenti progettuali, che gli hanno permesso di confrontarsi direttamente con un'architettura più matura e complessa.

Lo stesso Paolo Portoghesi ha affermato di essersi limitato a <[4]>> e a discutere di <[5]>>.

Gli studenti hanno potuto così occuparsi dello sviluppo dell'assetto planimetrico, fino a giungere alla scelta diretta della pavimentazione, degli impianti di illuminazione, delle essenze arboree.

Il risultato, frutto di tre intensi anni di lavoro, ha portato ad un unico progetto, secondo la volontà dell'architetto Portoghesi, che sintetizza le tre diverse soluzioni: una fetta di terra in cui prendono vita i pensieri scaturiti dalle mani e dalle menti di giovani studenti che per la prima volta si sono trovati ad affrontare problemi relativi all'architettura.

Il parco alterna percorsi curvilinei a tratti dal taglio netto e regolare, rifacendosi alle idee progettuali delle prime due classi; a queste passeggiate si frappongono piazzole ellittiche, secondo il progetto della terza classe.

Nell'osservare gli elaborati finali si percepisce nitido e forte il legame con il contesto urbano in cui il parco sorge, sia nella decisione di utilizzare per la pavimentazione e per le sedute materiali locali, quali tufo, ceramica, peperino e travertino, sia nella scelta delle alberature, che si ispirano al paesaggio delle forre, tipico della Tuscia.

Il progetto degli studenti, riprodotto fedelmente da Portoghesi nell'esecutivo, seppur sviluppandosi come un'operazione didattica, ha trovato in principio reale inserimento nel bilancio comunale e nel piano triennale delle opere pubbliche ed infine un'effettiva e concreta realizzazione.

Il parco ha assunto le caratteristiche non di una semplice area dedicata allo svago e al divertimento, ma di un vero e proprio luogo pensato e progettato da chi lo vive quotidianamente, con percorsi adibiti a passeggiate, piazze e panchine dove potersi riunire e spazi verdi ad integrare il tutto.

L'unico elemento non realizzato, che si spera troverà una prossima esecuzione, è il teatro, non incluso negli elaborati finali di Paolo Portoghesi a causa della mancanza di fondi per la sua costruzione, che fungerebbe da corollario dell'intero complesso.

 

Articolo di Alessandra Contessa



[1] DE CARLO G., L'architettura della partecipazione,Quodlibet, Macerata 2013, pp. 38-39.

[2] Ivi, p. 60.

[3] Testo di Paolo Portoghesi alla mostra Progetto di riqualificazione "Parco Ivan Rossi", Civita Castellana, 2/02/2012.

[4] Ivi.

[5] Ivi.



25.NOV.2016      Autore: Redazione
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