Borderscapes
Il muro di Betlemme

Nel luogo che ha dato origine al Cristianesimo, a circa trenta chilometri da Gerusalemme, si percepisce in modo crudo e netto, l’immane tragedia  che ha distrutto il futuro di due popoli e di due Stati, che avrebbero entrambi legittimità a coesistere in pace, Israele e Palestina.

Appare all’improvviso, viaggiando sull’autostrada 60 in direzione di Betlemme , un lungo “ serpente” di cemento, alto circa 8 metri che si snoda lungo l’ondulato paesaggio agro-pastorale che circonda una delle città più antiche del mondo, Beit  Lehem, in ebraico, “casa del pane”, Bayt Lahm, “casa della carne” in arabo.

La barriera circonda la città per più di 12 chilometri, alternando torrette di guardia, che svettano di altri tre metri sopra il muro, ad altre postazioni di controllo e di presidio militare.

Il sinuoso percorso del Muro soffoca la vita della città, rallenta i suoi ritmi, crea ostacoli ai bisogni quotidiani della popolazione palestinese, alla quale appartiene il territorio della Natività di Cristo, secondo i trattati ufficiali a suo tempo siglati.

Qui, vivono e lavorano circa trenta mila persone, molte delle quali lavorano a Gerusalemme. Per raggiungerla ci si impiega dalle due alle tre ore, a causa dei numerosi posti di blocco che devi superare e dei relativi controlli che devi subire sulla persona e sui mezzi che vengono utilizzati per attraversare questa “frontiera” che spacca in mille pezzi il territorio palestinese, creando ogni giorno, odio e divisioni.

Nonostante che ci troviamo in  zona A del territorio palestinese,  è lo Stato israeliano che gestisce in toto il sistema delle autostrade e delle ferrovie che attraversano il territorio palestinese; così come è sempre il Governo israeliano che controlla la distribuzione del gas, dell’acqua e dell’elettricità in ogni casa.

Tutto ciò viene motivato per “ragioni di sicurezza nazionale”, per evitare le infiltrazioni dei terroristi che hanno portato morte e distruzione in Israele; qui vicino passa anche un’autostrada che è proibita agli abitanti palestinesi e che serve a garantire agli abitanti delle “enclaves” israeliane presenti sul territorio palestinese di raggiungere senza pericoli Gerusalemme e altre città vicine.

Persino il patrimonio storico-archeologico che possiede un valore simbolico per il popolo ebraico, come ad esempio la Tomba di Rachele, viene inglobato all’interno del perimetro del Muro, facendo compiere allo sbarramento un percorso tra le case e gli orti di proprietà del popolo palestinese.

In questi anni, il muro di Betlemme è divenuto una gigantesca “tavolozza” a disposizione di artisti e di graffitari militanti della “causa palestinese” che rappresentano con disegni colorati, con foto e immagini, con versi poetici o con slogan di lotta e di protesta, i sentimenti del dolore e della disperazione che ogni famiglia palestinese di questo territorio conserva e trascina con sé.

Anche qui, come a Gerusalemme, vi è un Muro del Pianto.

 

Articolo e foto di Enrico Falqui



12.OTT.2016      Autore: Redazione
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