Space Metropoliz
Da ex fabbrica abbandonata a casa e museo di arte contemporanea

Ci troviamo nella periferia di Roma, a Torre Spaccata, su via Prenestina, nell’ex salumificio Fiorucci. Destinata alla demolizione in quanto abbandonata da 10 anni e occupante una zona sottoposta a variante urbanistica, l’ex fabbrica viene occupata nel 2009 da 98 famiglie, di nazionalità italiana, latinoamericana, nord africana, mediorientale e di etnia rom. Una comunità disomogenea e vivace che riadatta come meglio può quello spazio trasformandolo nella propria casa, e assegnandogli un nome proprio: Metropoliz – Città Meticcia. L’azione viene sostenuta da diverse associazioni e dopo qualche tempo due registi decidono di raccontarla attraverso un documentario. La realtà dell’occupazione dell’ex fabbrica si delinea attraverso una metafora: la fuga sulla Luna. Il progetto dei metropoliziani è quello di costruire una navicella spaziale per andarsene sulla Luna, luogo che nell’immaginario è libero e felice, privo di regole e di proprietà private. 

“La luna non è di nessuno e nessuno la può comperare.”

 

Il documentario Space Metropoliz è stato prodotto da Luca Argentero, trasmesso da Sky Arte, ed è visibile online su un canale YouTube dedicato https://www.youtube.com/user/SpaceMetropoliz.

La sua realizzazione ha costituito un momento di forte aggregazione sociale e di trasformazione del paesaggio urbano. Durante le riprese sono stati coinvolti filosofi, astrofisici, astronauti, ufologi, architetti radicali e decine di artisti che hanno lavorato a stretto contatto con i registi e con gli abitanti della Città Metticcia. Attorno a questo spazio si è così creato un circuito vitale capace di creare una forte attrattiva: dopo il successo di Space Metropoliz, molti artisti si sono sentiti ispirati e ad oggi ben 300 si sono offerti di realizzare le loro opere all’interno dei suoi spazi. E' nato così il MAAM – Metropoliz, un museo di arte contemporanea non convenzionale, in cui gli spazi abitativi si fondono con quelli museali. Murales, sculture e installazioni temporanee vivono in armonia con panni stesi, e bambini che giocano.

Nonostante le difficoltà quotidiane ed il peso dei bisogni, gli abitanti di Metropoliz hanno trovato la forza e la fantasia di rispondere ai problemi con l’ironia e vincendo una sfida molto più grande: dimostrare che l’arte può cambiare il mondo, che il sogno e l’immaginazione sono cose che appartengono a tutti, nessuno escluso, e che qualunque cosa può diventare il simbolo di un riscatto e di un cambiamento possibili.

Articolo di Sara Dei



22..2016      Autore: Redazione
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