Il nuovo Centro Pecci di Prato
Con il progetto di Maurice Nio il museo raddoppia

Nel 1988 nasceva a Prato il primo centro dedicato all’arte contemporanea in Italia. Voluto dall’imprenditore Enrico Pecci il Centro Pecci vanta una collezione unica in Italia con oltre 1.000 opere dei principali artisti internazionali: da Jannis Kounellis a Sol LeWitt, così come dei grandi italiani del secolo scorso, come Mario Merz o Michelangelo Pistoletto.

Per garantire la giusta valorizzazione di questo patrimonio, all’inizio degli anni Duemila il Centro Pecci ha deciso di raddoppiare la superficie espositiva e, allo stesso tempo, di ristrutturare l’edificio originario di Gamberini, che ormai presentava alcuni aspetti critici e obsoleti. ll complesso, a conclusione dei lavori, si estenderà su una superficie di quasi 10.000 metri quadrati, e oltre agli spazi espositivi ospiterà un archivio e una biblioteca specializzata, che conta un patrimonio di oltre 50.000 volumi, un teatro all’aperto da 1.000 posti, un cinema/auditorium da 140 posti, uno spazio performativo da 400, un bookshop, un pub/bistrot e un ristorante, oltre a laboratori e varie sale d’incontro.

L’ampliamento è firmato da Maurice Nio —l’architetto olandese fondatore dello studio di Rotterdam NIO architecten www.nio.nl uno dei più originali interpreti della cultura architettonica del nostro tempo.

Il progetto di Nio mira a favorire la permeabilità fra il centro e il suo territorio. L’edificio esistente viene integralmente conservato e lasciato intatto in tutti i suoi aspetti. A esso si accosta, in forma di anello, un nuovo volume che, riprendendo il disegno dell’originario parco circostante, si orienta verso la dimensione pubblica.

Fin dalla prima formulazione del progetto, Maurice Nio ha scelto per il nuovo edificio un titolo dal forte sapore evocativo: Sensing the Waves, suggerendo la sua funzione di recettore (e magari anche di trasmettitore) capace di captare e divulgare le vibrazioni del tempo presente. Sotto l’antenna, una nuova mappa di funzioni e di percorsi lega l’originario edificio di Italo Gamberini a quello di Maurice Nio.

Il progetto dell’olandese poggia su un sistematico ripensamento delle funzionalità espositive che si manifestano all’esterno attraverso la realizzazione di un oggetto ambiguo, inaspettato, inusuale che si offre a molteplici chiavi di lettura. Un linguaggio sottile e ragionato che sembra guardare al di là della consueta realizzazione, in ambito internazionale, di centri d’arte come grandi icone urbane. Confermando l’attenzione verso la scena internazionale e consolidando il proprio legame con il territorio, il Centro Pecci assume da oggi un ulteriore importante obiettivo con cui affrontare i prossimi decenni.

Photo Credits Ivan D'Alì



21.LUG.2016      Autore: Redazione
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