L'Alta Via dei Parchi
Itinerari per scoprire il paesaggio appenninico

L’Alta Via dei Parchi si snoda per circa cinquecento chilometri sulla catena appenninica tosco-romagnola, tagliando la penisola da nord-ovest a sud-est dalla provincia di Parma a quella di Pesaro e Urbino, con un itinerario escursionistico che costeggia una incredibile varietà di paesaggi antropici e naturali.

Il progetto ambizioso, approvato nel 2009 all’interno del Programma per il sistema regionale delle Aree protette e dei siti Rete Natura 2000, vede affiancarsi per la prima volta, in un unico sistema paesaggistico, tre regioni (Toscana, Emilia Romagna e Marche), due parchi nazionali (Appennino tosco-emiliano e Foreste casentinesi), un parco interregionale e cinque regionali, di qui il suo nome.

L’itinerario è toccato trasversalmente da numerosi corsi d’acqua tra cui il Marecchia, il Reno, il Panaro e il Secchia, le cui valli compongono un ramificato sistema sentieristico nel territorio circostante, per l’esplorazione di una vasta porzione del territorio italiano che evoca immagini della storia nazionale con una ricchissima stratificazione di segni.

Antiche strade e ponti a schiena d’asino, toponimi arcaici, monasteri, eremi, fortificazioni, casematte e artiglierie della Linea Gotica, tracce dell’economia montana come ruderi di case e di stalle, terrazzamenti, aie carbonili, vecchi ricoveri.

Dal punto di vista naturalistico il paesaggio si definisce per fasce altimetriche e climatiche, e la natura riconquista spontaneamente ampie zone sottratte alle attività umane ormai da molti anni. Più in alto le valli glaciali sono ricche di laghetti e vaste praterie, sui due crinali dominano prima il faggio e l’abete, poi il castagno.

La ricchezza del patrimonio forestale appenninico comprende, fra le altre, una delle più vaste cerrete d’Europa, all’interno del parco del Sasso di Simone e Simoncello e la primordiale foresta mista di Sasso Fratino, parte del Parco delle Foreste Casentinesi, che copre il crinale settentrionale di un interrotto manto boschivo.

Alla rete sentieristica il progetto aggiunge una segnaletica efficiente, percorsi ciclabili o da mountain bike e un sistema di percorrenza per tappe (in tutto ventisette) che scandisce il tracciato fornendo punti di sosta, pannelli informativi, rifugi.

Si tratta di un intervento dal tocco delicato la cui forza silenziosa consiste nella profonda valorizzazione delle comunità montane locali, promossa attraverso l’esplorazione lenta e la conoscenza diretta della realtà territoriale; un itinerario che interpreta concretamente una riscoperta sensibilità verso l’ambiente naturale, in cui imparare la storia e la natura e scovare, con curiosità, gli elementi più singolari e stravaganti del paesaggio.

Ad esempio forse non tutti sanno che, tra Tredozio e San Benedetto in Alpe, si trova quello che viene considerato il vulcano più piccolo d’Italia e denominato “buco del diavolo”: si tratta di un particolare fenomeno fisico grazie al quale le emissioni di idrocarburi dal terreno, a contatto con l’ossigeno, tengono alimentata una fiamma perenne.

Articolo di Lorenza Fortuna 



18.LUG.2016      Autore: Redazione
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