Claudio Abate
Testimonianza fotografica originale su Marisa e Mario Merz

CLAUDIO ABATE - dal 16 al 19 Luglio 2016
Spazio Boss - Centro Allende - La Spezia

La mostra è attualmente presente al Macro di Roma.

Testimonianza fotografica originale su Marisa e Mario Merz  

Esplora il significato del termine: «Sto in quella curva di quella montagna che vedo riflessa in questo lago di vetro. Al tavolo di Mario»: la rassegna — con una suggestiva selezione di immagini di Claudio Abate, il fotografo-testimone che è un po’ il cantore di tutta una generazione — si apre con questa citazione che anche simbolicamente introduce un sodalizio d’amore e di carriera durato oltre mezzo secolo. Cinquant’anni di vita e lavoro condivisi: Mario, scomparso a 78 anni nel 2003, e Marisa, classe 1926, tra i decani dell’arte italiana secondo Novecento. «Un connubio alimentato da una strettissima relazione e un continuo scambio intellettuale, pur nella distinzione netta del proprio lavoro individuale», spiegano gli animatori dell’iniziativa. E in questa chiave di rapporto va vista anche questa mostra, che presenta alcune delle opere realizzate a quattro mani dalla coppia. Tavoli di Mario, ad esempio, che dialogano con sculture, teste o installazioni in cera di Marisa «nel segno di una collaborazione che è stata costante, anche se non sempre dichiarata».«Sto in quella curva di quella montagna che vedo riflessa in questo lago di vetro. Al tavolo di Mario»: la rassegna — con una suggestiva selezione di immagini di Claudio Abate, il fotografo-testimone che è un po’ il cantore di tutta una generazione — si apre con questa citazione che anche simbolicamente introduce un sodalizio d’amore e di carriera durato oltre mezzo secolo. Cinquant’anni di vita e lavoro condivisi: Mario, scomparso a 78 anni nel 2003, e Marisa, classe 1926, tra i decani dell’arte italiana secondo Novecento. «Un connubio alimentato da una strettissima relazione e un continuo scambio intellettuale, pur nella distinzione netta del proprio lavoro individuale», spiegano gli animatori dell’iniziativa. E in questa chiave di rapporto va vista anche questa mostra, che presenta alcune delle opere realizzate a quattro mani dalla coppia. Tavoli di Mario, ad esempio, che dialogano con sculture, teste o installazioni in cera di Marisa «nel segno di una collaborazione che è stata costante, anche se non sempre dichiarata». 

(Roma 1943) apre il suo primo studio fotografico giovanissimo, nel 1957, all'età di sedici anni. A via Margutta, all'epoca la strada romana dei pittori e degli scultori, fotografa le opere d'arte e frequenta gli artisti. Nonostante la sua collaborazione, nei primi anni sessanta, con un prestigioso membro della Magnum, Erich Lessing e la sensibilità neorealista diffusa in Italia, Abate non è tentato dalla fotografia di reportage. Preferisce l'arte, in particolare l'arte in movimento e inizia a fotografare quei giovani artisti che si preparavano a sovvertire tecniche e modi tradizionali.

Nel 1959 incontra Carmelo Bene e a partire dal 1963 e per i successivi dieci anni ne documenta il teatro e il cinema. In quello stesso periodo collabora con la rivista "Sipario" e segue la nuova scena romana con le sue rivoluzionarie presenze e i luoghi d'eccellenza: Leo De Berardinis e Perla Peragallo, Carlo Quartucci, il Living Theatre, il Beat 72, tra i suoi scatti anche il Teatro Santo Spirito della compagnia D'Origlia Palmi che tra i tanti affascinò lo stesso Carmelo Bene.

Alla fine degli anni sessanta Claudio Abate è già l'acclamato fotografo dell'avanguardia artistica romana, sono sue le fotografie delle azioni e delle opere di Pino Pascali, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci e Fabio Mauri. Con questi e con molti altri autori e con il gallerista Fabio Sargentini avvierà sodalizi destinati a protrarsi negli anni. Le sue fotografie suggellano in immagini esemplari quella particolare liaison tra arti visive e teatro che ha profondamente segnato la stagione degli anni sessanta e settanta e molti autori le scelgono come unico e accreditato documento visivo delle loro azioni, performance o installazioni. Kounellis, ad esempio, per i 12 cavalli vivi, Gino De Dominicis per lo zodiaco o Maurizio Mochetti per il punto di luce che corre a 180 chilometri all'ora. Di nuova generazione in nuova generazione, Abate continua ad essere il fotografo dell'arte, selettivo più di quanto la sua fama di uomo generoso e disponibile non faccia credere. La stima del gallerista Michael Werner lo ha portato più volte in Germania dove ha fotografato a lungo gli artisti della Neuen Wilden e dove nel 1986, su invito della vedova di Joseph Beuys, ha realizzato l'impegnativa documentazione delle opere disposte dall'artista poco prima della sua scomparsa nel Landesmuseum di Darmstadt. Alla fine degli anni ottanta trasferisce studio e abitazione nel quartiere romano di San Lorenzo dove trova un nuovo terreno di condivisione con gli artisti, inaugurato con la generazione dei Nunzio e dei Pizzicanella e rinnovato con i più giovani.

Accanto all'attività dedicata agli artisti, Abate conduce una sua personale ricerca, per la prima volta mostrata a Roma nel 1972 agli Incontri Internazionali d'Arte con la cura di Achille Bonito Oliva.



15.LUG.2016      Autore: Redazione
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