Reporting from the front
Il tempo nella Biennale di Venezia 15? Mostra Internazionale di Architettura

È tornato come di consueto ogni due anni l’importante appuntamento della Biennale di Venezia dedicata all’Architettura, arrivata quest’anno alla sua quindicesima edizione che terminerà il 27 novembre 2016. “Reporting from the front” un titolo battagliero che contraddistingue questa edizione curata dal Neo Pritzker Architecture Prize il cileno Alejandro Aravena.

La Mostra è composta di un unico percorso espositivo che si snoda dal Padiglione Centrale (Giardini) fino all’Arsenale e include 88 partecipanti provenienti da 37 paesi. Di questi, 50 sono presenti per la prima volta, e 33 sono architetti under 40.

L’immagine simbolo di questa edizione allude al taglio che l’architetto Aravena ha voluto richiamare e allude a una donna che scruta il futuro davanti ai suoi occhi e sembra riflettere davanti a una realtà dove c’è sempre più distacco fra architettura e società civile. Con questa Biennale si è voluto quindi indagare se e dove vi sono fenomeni che mostrano una tendenza contraria di rinnovamento necessaria.

Questa XV Biennale punta su progetti non griffati e le archistar, se ci sono, hanno preferito non esibirsi spettacolarmente. L’unico grande omaggio è stato dedicato a Zaha Hadid, scomparsa di recente.

Il Padiglione Centrale, all’ingresso dei Giardini, accoglie il visitatore con le pareti tappezzate da poster che urlano le parole chiave a guida di questa edizione, temi forti come qualità della vita, ineguaglianza, segregazione, insicurezza, periferie, migrazione, informalità, igiene, rifiuti, inquinamento, catastrofi naturali, sostenibilità, traffico, comunità, abitazione, mediocrità, banalità.

A sottolineare il taglio sociale, il Padiglione Italia, dal titolo Taking care, è stato realizzato con il materiale di recupero del padiglione irlandese dell’Expo, progetto curato dallo studio TAMassociati da più di vent’anni impegnato in progetti ad alto contenuto collettivo, attuati anche in zone interessate dalle guerre. Diviso in tre sezioni “Pensare, Incontrare, Agire” sottopone all’osservazione venti realizzazioni nate «dal basso» in collaborazione con il terzo settore, le fondazioni etico-solidali e i collettivi.

Gli ideali per una buona architettura sono tutti declinati nei vari progetti esposti: come la casa dello “Scarface” di Casal di Principe, avvolta da una specie di copertura rossa, che diventa museo (Dianarchitecture), il recupero collettivo del Teatro sociale di Gualtieri, lo Skatepark pubblico di Gratosoglio realizzato dal Comune per i giovani e il Farm-cultural-park (Laps Architecture) di Favara, che comprende destinazioni d’uso rural-chic. Anche l’ingresso dell’Arsenale è stato realizzato con il materiale di recupero della Biennale 2015, mentre il Padiglione della Germania intitolato Making Heimat ha ottenuto dalla soprintendenza il nulla osta per abbattere alcune pareti del suo padiglione, costruito dall’architetto di Hitler, Albert Speer, nel 1938. Quest’abbattimento di muri è una metafora che vuole dare simbolicamente uno stimolo alla costruzione di un’Europa aperta, senza muri e senza frontiere.

Alcuni segnali questi, come altri che si susseguono in molti progetti presentati in quest’edizione, che puntano l’attenzione all’urgente necessità di rilanciare un’idea di architettura come lavoro collettivo complesso e non come opera esclusiva per i singoli.


Articolo di Federica Calò



12.LUG.2016      Autore: Redazione
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