Green Island
Claudia Zanfi racconta...

Il programma internazionale Green Island nasce pionieristicamente quindici anni fa come impegno continuo a favore delle nuove ecologie sociali e urbane e per promuovere una ricerca culturale sui paesaggi contemporanei e le ecologie sociali tramite una nuova forma di dialogo tra società e territorio.

 

 

“Green Island – afferma il Direttore Claudia Zanfi - riflette sul tema urgente dello spazio collettivo e del verde pubblico, interpretando l’esigenza di valorizzare e ripensare nuove aree permettendo ai cittadini di ritrovare un’armonia tra tessuto urbano e paesaggio. Questi intenti vengono perseguiti con miglioramenti locali e attivando inoltre percorsi di formazione, divulgazione e sensibilizzazione ai temi dell’educazione ambientale. A questo progetto hanno aderito importanti autori tra cui Andrea Branzi, Tom Matton, Lois Weinberger e i giovani Medusa Group. Tra le varie attività di Green Island importanti sono anche la pubblicazione di libri monografici sulle erbe spontanee (Flora Urbana); sui giardini d’artista (The Mobile Garden); sui nuovi paesaggi urbani (I giardini di PietOudolf), sugli Alveari d’Artista, oltre ad aver vinto vari premi internazionali, tra cui Expo in Città 2015”.

 

 

 

Quali sono le maggiori criticità delle città di oggi che, attraverso il lavoro della vostra associazione, avete avuto modo di rilevare?

 

La mancanza di formazione e informazione nell’ambito della tutela ambientale, dell’educazione civica e dello sviluppo eco-sostenibile, quali patrimonio culturale ed educativo necessario alla qualità della vita del cittadino e alle generazioni future.

 

 

 

Puoi farmi qualche esempio di vostre buone pratiche che hanno portato risultati positivi e migliorato i contesti urbani su cui avete agito?

 

Green Island nasce come laboratorio territoriale, è il primo progetto artistico per le vie del quartiere Isola Milano che si sviluppa tra le piccole botteghe artigiane, di fianco a quelle già esistenti e a storici laboratori di fabbri, falegnami, liutai. Una creatività “pulviscolare e diffusa”, che si è andata ad aggiungere agli studi di artisti, architetti e designer. Da quest’esperienza decennale concreta e propositiva, nascono una serie di nuovi progetti paralleli, a dimostrazione della positività dei risultati, della capacità di creare link e network. L’utilizzo di spazi liminali, i margini di una stazione ferroviaria (Porta Garibaldi), un’area urbana preesistente, rappresentano la necessità di caricare di segni estetici contemporanei luoghi di passaggio, ad alta densità di significato sociale. È quindi necessario lavorare su una nuova idea di territorio, attraverso immagini e progetti.

 

Claudia, secondo te e secondo il punto di vista di Green Island di cosa hanno bisogno maggiormente le città contemporanee, perlomeno qui in Italia?

 

Di più spazi verdi e dedicati alla socialità. Di progettare in maniera sostenibile, senza sprechi e con la massima attenzione al genius loci, con la necessità di risemantizzare e caricare di significati nuovi i paesaggi della cultura e del sociale.

 

 

 

Quindicesimo anniversario per Green Island ricco di attività quindi che ha l’intento di raccogliere gli stimoli lanciati in questi anni per sviluppare nuove azioni di divulgazione, promozione culturale e formazione nell’ambito della tutela ambientale, dell’educazione civica e dello sviluppo eco-sostenibile, quali patrimonio culturale necessario alle generazioni future.

Articolo di Federica Calò

 

 



11.LUG.2016      Autore: Redazione
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