Da la Canopèe a la Canopèe

Aprile 2016 la Canopée è aperta al pubblico. Il grande progetto di rinnovo urbano volto a dare un nuovo volto al centro di Parigi apre le sue porte, anche se queste, come detto nell'articolo precedente (Pavoni P., Da Les Halles a la Canopée. Racconto della trasformazione, in NIPmagazine n. 20, 2014 http://www.nipmagazine.it/magazine), non si sono mai chiuse. Un cantiere difficile per dimensione e ambizione come la città che lo accoglie. Si parla di più di un miliardo di euro spesi fino a questo momento e un cantiere che in realtà non è ancora terminato malgrado tutti gli sforzi per arrivare a una conclusione nei tempi previsti.

Alla domanda risponde un gesto.

Gli ingressi ancora chiusi, i dettagli ancora da portare a termine e gli interni ancora da concludere fanno eco al cantiere ancora lungo dei giardini, dando cosi al tutto ancora il senso di non finito. Malgrado tutto questo, quello che si può considerare finito rasenta la perfezione, una vetrina per tutti quelli che hanno a che fare con l'architettura, per osservare la gestione di ogni singolo particolare: dalla qualità delle immense vetrate alle strutture che si fondono nella forma. Un progetto che, malgrado la sua dimensione, trova tutto il suo senso nelle piccole cose e nella gestione organica del velo strutturale che copre il tutto e che nel suo movimento dà risalto a ingressi e punti d'interesse, che si inflette per dare modo a tutta la forma di rimanere fedele al concetto di base. Molto riuscito senza dubbio l'ingresso che dà verso il Centro Pompidou dove la struttura sembra fare uno sforzo innaturale per far abbracciare all'occhio di chi si trova all'interno della piazza il cielo e il coronamento dell' iconica architettura di Piano e Rogers. Meno condivisibile è l'apertura verso i giardini, la struttura che si flette come una tela poco tesa, schiaccia inevitabilmente la vista decapitando la bellissima fiancata della chiesa di Saint'Eustache e negando al passante gran parte del cielo.

 

Ma Parigi aveva bisogno di dare una risposta a questo luogo cosi importante, e di certo ai progettisti della Canopée va dato il merito di aver dato una risposta coraggiosa.

Parigi aveva veramente bisogno di una Conopée?

Parigi ha goduto negli ultimi quindici anni di una media di 116 ore annue di luce solare e di 170 giorni di pioggia. Risulta difficile a fronte di questi dati pensare che la capitale francese avesse veramente bisogno di una piazza all'ombra e permeabile alla pioggia, clamorose sono state le problematiche riscontrate alle prime piogge avvenute dopo l'inaugurazione. La copertura è un grandioso sistema di pannelli fotovoltaici che dal canto loro hanno una funzione nobile di fonte di energia pulita ma anche questi stanno, a quanto pare, creando dei problemi di riflessione luminosa a tutto il quartiere. La vox populi si scaglia su gran parte del progetto come se non bastassero i malumori legati al costo esorbitante che ha di gran lunga oltrepassato il budget prestabilito. Le critiche lo ritengono una risposta insufficiente, poco funzionale, di scarso interesse, esteticamente poco riuscito e persino il colore fa discutere.

La storia di Parigi insegna che qui le novità possono anche essere accettate ma solo dopo anni di critiche e ripensamenti. Quello che auguriamo alla Canopée è di arrivare a questo traguardo prima di essere sostituita da un nuovo progetto che cercherà a sua volta di rispondere alla domanda.

 

Articolo di Tommaso De Paoli

 



30.GIU.2016      Autore: Redazione
CONDIVIDI