CAMMINARE SULL'ACQUA.
La sindrome del paesaggista.

Due recenti interventi effimeri a scale diverse, in Italia aprono importanti questioni sul paesaggio; sulla sua necessità di tutelarlo innanzitutto ma, anche su quella di innovarlo con azioni e occasioni che arrivino al cuore della gente, attraverso una professione funambolica ma necessaria, come quella del paesaggista.

In 55.000 hanno inaugurato, camminando scalzi, una delle promenade più eleganti e suggestive mai realizzate. “The Floating Piers” di Christo è una passeggiata di 4,5 km lungo un telo “arancio dalia” teso sul filo dell’acqua e che unisce attraverso tre segmenti, Sulzano, Montisola e l’isola di San Paolo. «Vi farò camminare sulle acque»anticipava Christo, «meglio se verrete senza scarpe; sarà una passeggiata dove sentirete le onde sotto i vostri piedi». Focus di questo straordinario evento è il flusso costante di visitatori che, come in un racconto biblico, attraversano increduli le acque, “sentendo” il respiro del Lago.

Parallelamente, a Roma, “Triumphs and Laments”, (inaugurata il 21 aprile scorso) è l’opera più ambiziosa di William Kentridge che mostra ancora, attraverso l’impermanenza e la transitorietà della sua opera pubblica, un flash back di 550 metri di affascinanti trionfi e misere tragedie, lungo uno dei tratti più suggestivi del Tevere, tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini.

Due opere effimere, distanti dunque, ma accomunate intimamente tra di loro dalla transitorietà, dalla trasposizione onirica ma, soprattutto da una rinnovata e continua richiesta di bellezza che sembra giungere, oramai con insistenza, dalle comunità. Un rapporto simbiotico e vivo questo, che per secoli ha alimentato visioni per la costruzione del nostro paesaggio.

La necessità di stabilire nuove relazioni, attraverso azioni fisiche o immateriali, sembra essere insita nel nostro DNA e l’entusiasmo attorno a queste due opere, evidenzia ancora una volta, la forte distonia manifesta tra “Paesaggio Italiano” come “status quo”, consacrato all’immagine rassicurante del Touring Club, e ambito da interrogare, vivere, chiederne voce e intervenire.
Una necessità politica molto sentita, che pare culturalmente più avanzata nelle comunità, nella chiesa cattolica, addirittura, ma non ancora tra funzionari, legislatori e accademici.
Infatti, in Italia, il paesaggista è un mestiere carbonaro.

L’Architettura del Paesaggio, di cui molto si parla in maniera spesso equivoca, astratta, ambientale (?) è da tempo disciplina “non più caratterizzante” le Facoltà di Architettura e le istituzioni accademiche mostrano dunque un certo pudore nell’insegnarla.

Ci si forma e la si pratica pure in maniera quasi clandestina, inseguendo fari e maestri ed evitando di essere riconosciuti. Del paesaggista infatti non si parla mai, tant’è che di fronte a personaggi “ingombranti”, si tende spesso a riportare ad un ambito rassicurante le competenze, per cui, il genio di Roberto Burle Marx, diviene un elegante “urbanista green”, (Abitare: http://www.abitare.it/it/habitat/landascape-design/2016/06/04/roberto-burle-marx-mostra-jewish-museum-new-york/); Gilles Clement, un sofisticato architetto ecologista e l’opera di Christo «un’attrazione, un’alternativa alle sagre di paese, quelle con la tenda e l’attrazione della donna cannone. È un fenomeno da fiera dei miracoli» (Philippe Daverio 2016).

Fortunatamente però, la sua reale ed inarrestabile ascesa trova conforto costante nella scena quotidiana. Amministratori illuminati, più di molti intellettuali, ma soprattutto cittadini che con gran sete di futuro, favoriscono speranze, visioni e nuovi usi per il proprio habitat.
La capacità di queste installazioni è anche quella di rivelare “altro di noi”, mostrandoci che nuovi metodi, visioni ed immaginari per la qualità del nostro vivere sono possibili e che il progetto di paesaggio, stabile o effimero che sia, ha capacità rigenerative soprattutto nello spirito, forse nel sociale ma certamente in quello economico. «Mettere in atto degli sconvolgimenti gentili del contesto che ci viene dato in prestito» sintetizza
Christo.

Il Lago di Iseo, come la passeggiata sul Lungotevere, non saranno più le stesse dopo questi eventi ma, saranno ancora più preziosi. Si sono aggiunte voci, punti di vista, storie ed altri fantasmi.

In molti già lo hanno capito, per gli altri continuiamo a camminare sull’acqua.

 

Articolo di Michelangelo Pugliese
Foto di Claudio Bertorelli



22.GIU.2016      Autore: Redazione
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