DALLA CEP ALLA CEI
Una nuova visione del paesaggio e della città nell'enciclica di Papa Francesco

A dieci anni oramai, dalla ratifica in Italia della Convenzione Europea del Paesaggio, quest’ultima sembra inevitabilmente aver esaurito la sua spinta propulsiva che tanto ci aveva entusiasmati. L’incisività della stessa, sembra essersi smarrita nella trasposizione di concetti altamente culturali, in possibili regole e codici da applicare. Poche invece le azioni incisive che negli anni avrebbero certamente aiutato una naturale evoluzione della stessa.

Nell’ultimo anno, però, è giunto un assist inaspettato quanto inusuale per latitudine, ma non ancora, a mio avviso, colto fino in fondo.
Si tratta della Lettera Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco, e soprattutto della sua recente applicazione sotto forma di Manifesto da parte della CEI. Quest’ultima attraverso il Servizio Nazionale per l’edilizia di culto fa una virata storica e culturale sul proprio tema, spostando l’angolo di applicazione verso lo spazio pubblico. C’è meno bisogno di architetture per il culto perché sono i luoghi dove si svolge la vita delle persone a divenire chiesa.

Una rivoluzione non da poco. Frettolosamente, la stessa enciclica venne però liquidata come un’enciclica verde, e fu proprio lo stesso Papa Francesco a tuonare: “No! Non è un'enciclica verde, è un'enciclica sociale”. La precisazione, puntuale, apre una serie di riflessioni importanti sul tema. Da paesaggisti ci interessa forse rilevare come attraverso l’Enciclica e la sua applicazione, il tema ambientale occupi sì, buona parte ma declinato sui temi dello sviluppo e della qualità dell’habitat quotidiano ed anche del lavoro. Perché: Per poter parlare di autentico sviluppo, occorrerà verificare che si produca un miglioramento integrale nella qualità della vita umana, e questo implica analizzare lo spazio in cui si svolge l’esistenza delle persone. (…) facciamo uso dell’ambiente per esprimere la nostra identità. (147-Cap. IV) Stranamente però questo argomento non è ancora venuto fuori nella sua forza dirompente. Le questioni legate alla qualità della vita dell’uomo rispetto all’ambiente, come sappiamo, stentano sempre ad essere accolte con altrettanta attenzione di quelle ambientali, nel dibattito internazionale.

Su questi temi, Francesco, indica però azioni concrete ed idee chiare per le comunità che, certamente dovrebbero schiudere delle questioni importanti. “Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell'altro” (Evangelii Gaudium n° 210) e ancora “Data l’interrelazione tra gli spazi urbani e il comportamento umano, coloro che progettano edifici, quartieri, spazi pubblici e città, hanno bisogno del contributo di diverse discipline che permettano di comprendere i processi, il simbolismo e i comportamenti delle persone” (150).

La scommessa da cogliere è quella di saper rendere alcune di queste esigenze prettamente ambientali, in risorse strutturanti per la qualità del nostro vivere quotidiano.

Attraverso una forte visone progettuale, Francesco, mostra la sua capacità di precipitarsi in maniera coerente, rapida e precisa, dalla grande scala delle questioni economiche ambientali ed ecologiche planetarie, all’attenzione dettagliata e minuziosa sulla qualità dell’habitat quotidiano, rivelando un interesse non comune ed una visione attenta per gli ambienti in cui vive l’uomo oggi.

Non so se Papa Francesco conosca la CEP, certo è che la sua sensibilità cammina parallela a quelli che oramai sono dei sentimenti e delle richieste urgenti delle popolazioni. (…) Ogni intervento nel paesaggio urbano o rurale dovrebbe considerare come i diversi elementi del luogo formino un tutto che è percepito dagli abitanti come un quadro coerente con la sua ricchezza di significati. In tal modo gli altri cessano di essere estranei e li si può percepire come parte di un “noi” che costruiamo insieme. (151)

Non appaia strano quindi se nella problematica riguardante la qualità della vita in città, da sudamericano, inserisca il tema della mobilità. Tema preziosissimo e allo stesso tempo di un’attualità sorprendente, che vede le grandi città impegnate a dare risposte innovative e sostenibili.
Coglie così la centralità del tema e lo ripropone ai sindaci di 70 città di tutto il mondo, nel workshop “Modern slavery and climate change: the commitment of the cities” riaffermando, ancora una volta, che il ruolo centrale delle città, piccole o grandi che siano, è anche promuovere questi cambiamenti, attraverso progetti, ricerche ed azioni, smarcandosi così definitivamente dai fallimentari vertici mondiali sul clima.

Articolo di Michelangelo Pugliese

Foto di ITACA Freelance

 

 



31.MAG.2016      Autore: Redazione
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