TEMPO E PAESAGGIO
João Ferreira Nunes (PROAP) e João Gomes da Silva (GAP)

Colleghi, ma anche un po’ concorrenti. Così João e João (Ferreira Nunes e Gomes da Silva) descrivono il loro legame di amicizia e competizione per il quale sono stati affiancati nella 6° Open Session on Landscape a Firenze il 12 aprile. PROAP e GAP, gli studi da loro fondati, hanno entrambi sede a Lisbona, “la città più bella del mondo”, come essi, sorridendo, la definiscono. Prosecutori di quella cultura architettonica portoghese che trova illustri esempi nel linguaggio di Alvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura, il loro fare paesaggio consiste in un processo creativo multidisciplinare, che sfocia in un segno pulito ma denso di significato e portatore di solide motivazioni concettuali.



Proprio il significato del tempo risulta molto importante nella visione di entrambi gli architetti: il paesaggio viene visto come un palinsesto sul quale si sovrappongono tracce, segni, intagli. Metafore di come la natura e l’uomo operino incessantemente sul paesaggio, con grandi trasformazioni istantanee oppure con la ripetizione di piccoli gesti che lo incidono con perseveranza. Tenendo conto di tutto ciò, ci sono diversi modi in cui la dimensione tempo può essere declinata. Nel famoso Parco del Tejo e Trancão (Lisbona, PROAP) il particolare movimento della topografia è disegnato per adattarsi autonomamente a fattori come vento, salinità, crescita della vegetazione, per una manutenzione che richiede poca energia. Il tempo può essere utilizzato in diversi argomenti di produzione dello spazio, impiegando sia “materiali da costruzione” immediatamente disponibili (modellazione della topografia, costruzione di muri, scale, fontane, ecc.), sia forme più lente di costruzione, disponibili tra 10/20 anni, ovvero le alberature, come nel parco urbano di Valdebabas (Madrid, PROAP). Progettare con “quello che sappiamo che esiste ma è invisibile” ovvero la memoria collettiva da far riemergere nello spazio pubblico contemporaneo: questo è avvenuto nella riqualificazione della Ribeira das Naus (Lisbona, PROAP+GAP). Infine il tempo inteso come sedimentazione: nel sito di scavi archeologici del Castello di S. Jorge (Lisbona, GAP), la contemporaneità della recinzione in corten e delle bianche strutture museali non teme di porsi in netto contrappunto con i resti diroccati della fortezza: è proprio la sovrapposizione che aiuta a leggere lo spessore del tempo.

 

“Tutto è cambiamento” afferma Nunes. Eppure, nell’ultimo secolo, l’uso smodato delle risorse naturali, ha portato ad un atteggiamento di diffidenza nei confronti di tutto ciò che è trasformazione: automaticamente, il cambiamento viene associato ad un peggioramento. In realtà non esiste un vero e proprio limite tra natura e artificio, tra passato e presente, ed in questa entità dinamica e instabile che è il paesaggio tutti i gesti contribuiscono alla sua costruzione. La missione dei paesaggisti deve essere quella di riconciliare il contemporaneo con la manutenzione dei valori della memoria e rinnovare così quella fiducia nella capacità dell’uomo di trasformare e migliorare il territorio.

 

Articolo di Sara Dei

Immagini di Joao Nunes e Joao Gomes da Silva

 



06.MAG.2016      Autore: Redazione
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