Pigmenti
Il valore sociale della Street Art

Pigmenti nasce a Bergamo all’interno del Patronato San Vincenzo come estensione della serigrafia Tantemani, laboratorio formativo e lavorativo per ragazzi con diverse abilità cognitive e relazionali.
Il progetto si sviluppa sul modello della Residenza d’Artista: invitiamo street artist ingaggiandoli in un breve soggiorno durante il quale possono entrare in contatto con la città o con contesti specifici come quartieri, strutture o progetti di particolare rilievo; incontrano giovani artisti locali e studenti, tengono dei workshop e hanno a disposizione la serigrafia per poter sviluppare loro progetti con il grande vantaggio di seguirne direttamente il processo di stampa. La residenza si conclude con l’intervento di arte pubblica e un evento per costruire socialità e interesse intorno alla realizzazione dell’opera.

La street art si colloca su una linea sottile, una pellicola, tra pubblico e privato. I muri su cui si realizzano le opere sono spesso privati ma quello che c’è dalla vernice in poi è spazio pubblico.
Questa posizione di confine è complessa. Il conflitto tra queste due entità ci è apparso chiaro a New York, quando Banksy ha dipinto numerosi pezzi in città, diversi dei quali sono stati staccati, messi al sicuro, rivenduti dai proprietari dei muri e delle porte su cui sono stati fatti. O ancora, di recente, a Bologna, con lo stacco dei lavori di Blu per la mostra Street Art. Banksy and Co., con conseguente reazione dell’artista che ha cancellato tutti i suoi pezzi in città.

D’altro canto il limite sul quale si colloca la street art crea una netta differenza con il resto del mondo dell’arte. Per dipingere un muro puoi essere pagato, ci può essere un committente, ma non c’è nessun compratore. Il muro può essere di proprietà di un privato ma, salvo le rare storture di cui sopra, la fruizione del tuo lavoro non sarà privata ma di tutti: pubblica.
Diciamoci che, a meno che tu non sia una super star della street art, nessuno verrà a staccare i tuoi lavori.
Ciò nonostante ci sono dei meccanismi economici che passano sopra la tua testa e che sfruttano il tuo lavoro pur non possedendolo.

I fenomeni di gentrificazione, per esempio, di cui la street art spesso è uno dei motori, capitalizzano ciò che fai senza nemmeno bisogno di commissionartelo o possedere il muro su cui lavori, tantomeno staccare l’intonaco su cui hai sudato.
E’ una trappola. Puoi avere buoni propositi o non averli, puoi non portarti a casa nemmeno una fetta della torta ma su quel muro che hai coperto di vernice hai lasciato le impronte di te che entri nel business, molto probabilmente in modo totalmente inconsapevole o quasi.
E allora, che senso ha? Beh, dipende qual è il tuo obiettivo.

Il nostro obiettivo come Pigmenti nel maneggiare un linguaggio così scivoloso come la street art è quello di riqualificare i legami di comunità. Per fare questo cerchiamo di piegare a nostro vantaggio il circo che si è costruito negli ultimi anni intorno a questo movimento artistico.

C’è attenzione? Bene, sfruttiamo questa attenzione per rivendicare non solo un prodotto artistico ma un processo sociale. Arrivare alla realizzazione di un’opera per noi vuol dire a monte un percorso di attivazione di relazioni nei contesti più vari: quartieri, piazze, istituzioni culturali, il condominio, la città intera…Ogni percorso ha la sua dimensione e i suoi attori. L’opera conta in funzione di quello che succede prima di lei e di quello che rappresenta dopo di lei.

Il valore della street art, per noi, non è economico ma sociale. Un’opera riuscita è tale perché ha attivato delle relazioni, ha riunito una comunità, che sia una famiglia, una classe, un quartiere, un gruppo di adolescenti, ed è stata strumento di confronto e di presa in carico del contenuto e del luogo in cui questa viene realizzata. Ha valore se è in grado di interagire anche con le persone di passaggio, colte di sorpresa, che si fermano per un attimo, che provano stupore o che sentono la necessità di un pensiero e la ricercano con lo sguardo quando passano la seconda volta.

Ci potreste far notare che abbiamo spostato il punto di vista ma questo non risolve i problemi legati alla gentrificazione ecc..E’ vero, anche se, dove la costruzione del senso di comunità avviene con successo, questi percorsi sono un vero bastone tra le ruote ai processi speculativi. 

 
Articolo di Davide Pansera - Pigmenti


20.APR.2016      Autore: Redazione
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