HEY, BIG Ki!
Una "foresta" come luogo della cultura popolare a Tokyo
Da tempo immemore la storia del Giappone è costellata di leggende che arricchiscono sempre l'animo di chi le ascolta. Spesso sono racconti che passano di bocca in bocca, di vicende che sono nate ancor prima che l'uomo imparasse a “costruire”.
L'essenza di tutto questo – però – può essere qui realizzata attraverso la simbologia asiatica e europea che si incontra nella figura sacra e totalizzante dell'albero. Non troppo distanti, infatti, risultano essere le sintesi che vedono il ciliegio compararsi con l'Yddrasill, proveniente dalla
tradizione norrena, dove la vita e la cultura di un luogo si riflettono attraverso i rami e le chiome di queste eterne piante.
 
 
Così seguendo la cultura popolare, la costruzione – nel significato tedesco del termine – viene declinata sulle tracce delle leggende che segnano pertanto la traccia comune su cui definire il nuovo spazio dei laboratori. Una grande pianta libera, su cui poggiano puntualmente quasi fossero degli eventi i setti e i pilastri portanti, si configura come il foyer espositivo adatto ad ospitare la collettività in qualsiasi momento della giornata. Struttura portante e alberi disegnano tutta la quota
di accesso, adattandolo ad una straordinaria flessibilità tipica di questa età contemporanea. Zone d'ombra si alternano a straordinari eventi di luce dettati dai tagli e dalla presenza dei collegamenti che frammentano volutamente lo spazio a tutti i livelli. Come accade nelle foreste l'uomo al di sotto delle chiome viene protetto, sentendosi libero di muoversi tra il costruito e la vegetazione.
 
 
Gli elementi di salita – circolari - si contrappongono nella loro forma alla geometria insediativa dell'architettura dove, componenti a pianta quadrata si elevano dando vita allo spazio abitato.
Larghe rampe e percorsi sospesi guidano i visitatori ad ogni singolo ambiente, garantendo sempre un percorso a più quote adatto a regalare emozioni diverse ad ogni passo.
 
L'area di progetto, perciò, è divisa in macro aree tematiche indipendenti ma direttamente e costantemente collegate. Il fulcro, custodito dalla biblioteca e dalle sale lettura, svetta dando vita all'ultimo livello ad un sistema di giardini pensili e terrazze in quota, restituendo nella propria “chioma” il pezzo di terra su cui si ancora.
Tutto il percorso, intervallato dagli accessi ai diversi ambienti, viene ritmato dalla presenza di luoghi segreti, luoghi privati, luoghi in cui l'unica cosa da fare – in silenzio – è stare a guardare la fioritura!
Probabilmente, seguendo i molteplici cammini, la volontà fondamentale è sempre quella, attraversando i setti che definiscono le piante e le sezioni, di ritrovare quella parte di paesaggio ospitata in parte nelle coperture di questo grande e immaginifico impianto, adatto solo all'armonia di una nuova collettività che qui – come fossimo in una piazza – si ritrova per ridere e gioire condividendo lo spazio costruito.
 
 
 

Articolo e progetto di Vincenzo Moschetti; Andrea Benelli; Davide Lucia; Giacomo Razzolini



06.APR.2016      Autore: Redazione
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