Irrigare il deserto
l'oasi di Al Ain nel Patrimonio Unesco

Abitata da tempi remotissimi, l’area su cui sorge la città di Al Ain, 160 km sud-est di Abu Dhabi, deve la sua prosperità alla vicinanza di importanti acquiferi, relativamente superficiali, alimentati dai monti Al Hajar al confine con l’Oman. Il nome della città significa “la sorgente” e ancora oggi Al Ain è conosciuta come the Garden City per l’abbondanza di giardini e verde pubblico. La città, seconda per importanza dell’Emirato, si sviluppa attorno a sette oasi, di cui la principale, che ne porta lo stesso nome, si estende per circa 110 ettari e comprende al suo interno anche diversi edifici e forti difensivi, oggi musei.

La coltivazione di palme da dattero è la principale attività che si svolge nell’oasi, attraversata da un labirinto di percorsi murati che dividono tra loro gli appezzamenti, organizzati in complicati assetti proprietari. Le palme, coltivate in oltre 50 varietà, vengono irrigate grazie a un complesso sistema di canali, noti come falaj (plurale aflaj), termine che rimanda al significato di divisione e distribuzione.

Studi recenti hanno evidenziato come questo sofisticato e antichissimo sistema di irrigazione, diffuso da migliaia di anni negli Emirati Arabi, oltre che in Oman e, con diverse varianti, in altre regioni desertiche e mediterranee, abbia determinato forme e caratteristiche degli insediamenti nella regione sin dagli albori dall’età del ferro, consentendo la coltivazione di grandi estensioni di terreno e favorendo quindi gli insediamenti stanziali. Lo sfruttamento delle sorgenti o delle falde avviene secondo un sistema di captazione orizzontale e trasporto dell’acqua per gravità, lungo canali sotterranei. I canali, larghi 50-100 cm e alti 100-150 cm, scorrono a una profondità massima di 50 metri e possono coprire distanze di decine di chilometri. Essi sono ispezionabili grazie ai numerosi pozzi di osservazione realizzati lungo il percorso e dai punti di emersione (shari’a), si diramano poi verso i canali aperti e le aree di utilizzo per l’uso agricolo e idropotabile, consentendo così alle zone più basse del deserto di essere abitate e coltivate.

Scavi archeologici hanno riportato alla luce alcune canalizzazioni risalenti a oltre 3000 anni fa, e ancora oggi molti antichi falaj sono in uso, quasi tutti ormai alimentati con acqua desalinizzata pompata dalla costa, anche a causa del drammatico abbassamento e dell’incremento nella salinità delle falde che attualmente interessa tutta l’area.

Il loro valore e significato attuale quindi non è soltanto di tipo ecologico ma anche e soprattutto storico e culturale. Dal 2011 Al Ain, primo e unico sito negli Emirati Arabi Uniti, è inclusa nella Word Heritage List dell’Unesco (The Cultural Sites of Al Ain) anche per il valore e per l’importanza storica e archeologica del sistema falaj come metodo tradizionale per il trasporto dell’acqua, che testimonia la capacità delle popolazioni di sviluppare una relazione positiva e sostenibile con l’ambiente desertico.

 

Testo e foto di Enrica Bizzarri



29.MAR.2016      Autore: Redazione
CONDIVIDI