Gardens by the Bay
Un paradiso esotico che ha fatto dell'acqua il suo cuore pulsante
Parte 1

Hanno completamente trasformato il volto di Singapore, modificando non solo il suo skyline e parte del suo waterfront, ma producendo grandi cambiamenti nella percezione stessa della città e del suo modo di essere. Una dimensione considerevole (101 ettari) per un progetto di trasformazione urbana che appare riduttivo definire come un sistema di “giardini”. Nato dall’idea e dalla volontà dell’Amministrazione di Singapore, questo straordinario progetto diventa l’occasione e il simbolo di un cambiamento anche concettuale e paradigmatico per il piccolo stato asiatico. Non più una città-giardino, come da tempo era conosciuta a livello mondiale, ma una “città in un giardino”, attraverso un ribaltamento non solo terminologico, ma soprattutto di approccio e di strategie per lo sviluppo futuro della città.

Fu l’ambizioso e visionario progetto del britannico Andrew Grant e del suo team che, nel 2006, diede forma ai Gardens by the Bay, nella porzione principale Bay South, aggiudicandosi il primo posto al concorso internazionale, al quale parteciparono più di 70 studi professionali da 24 paesi nel mondo.

Un parco letteralmente costruito sull’acqua e nell’acqua! Non solo affacciato sulla Marina Bay alla foce del Singapore River, ma realizzato su un terreno bonificato e quindi soggetto a numerosi problemi di ristagno e risalita di acqua, il progetto ha saputo far tesoro di questa situazione e sfruttarla per aumentarne la biodiversità, la sostenibilità e la funzionalità. Un impianto planimetrico complesso e articolato in cui si snoda uno straordinario sistema di laghi, che non sono concepiti come entità a sé stanti, ma sono collegati per creare un grande ecosistema in grado di generare un ambiente idoneo alla vita di piante, insetti ed uccelli, ma anche capace di fungere da filtro per l’acqua marina. L’impianto infatti, attraverso un sistema di pompe ad immersione, preleva acqua direttamente dal canale della baia per alimentare il Kingfisher Lake, da qui percorre l’intero parco, con uno scorrimento lento che, grazie alla scelta accurata delle vegetazione ripariale, garantisce la sedimentazione e l’assorbimento delle sostanze nutritive in eccesso, riducendo così il processo di eutrofizzazione. L’acqua arriva quindi ad alimentare il grande Dragonfly Lake, che caratterizza l’intera porzione occidentale del parco, per poi passare attraverso un sistema di fitodepurazione ed essere reimmessa nel canale filtrata e quindi più pulita, migliorando in questo modo le condizioni ambientali dell’intera baia.

Ecco quindi che un sistema interconnesso di laghi artificiali, riesce strategicamente ad assolvere molteplici funzioni, affrontando in maniera creativa ed intelligente ciò che ad una prima analisi poteva apparire una problematica di tipo idraulico. Una superficie piatta, apparentemente immobile, che crea ambienti tipici dell’immaginario dei paradisi tropicali, in cui troneggiano palme fin sulle rive, per poi lasciare spazio a papiri, giunchi di palude e piante acquatiche con foglie dalle diverse forme e dimensioni, dalle quali emergono meravigliosi fiori esotici come amaryllis (Crinum asiaticum Splendens), red pong pong tree (Cerbera manghas) e diverse varietà di mussaenda (Mussaenda Queen Sirikit, M. phillippica Aurorae), in un tripudio di colori e profumi. Un habitat ideale per uccelli ed insetti, primo fra tutti la libellula, simbolo stesso dei giardini.

Divenuti famosi per le loro eccezionali serre fredde e per gli spettacolari Supertrees, lo straordinario complesso del Gardens by the Bay (Giardini adiacenti alla baia), potrebbe essere definito come Gardens in the Bay (Giardini nella baia), poiché il suo rapporto con l’acqua non è solo di affaccio, di waterfornt, ma di simbiosi, entrando nel cuore stesso dei giardini, diventandone paesaggio, ecosistema, infrastruttura e delizia.

 

Articolo e foto di Francesca Calamita



09.MAR.2016      Autore: Redazione
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