I FIORI DI SPELLO
La citta‘ umbra celebra la festa del Corpus Domini con le infiorate

Un trionfo di fiori che trasforma strade, piazze e vicoli in un percorso variopinto e profumato: le infiorate di Spello rinnovano ogni anno una tradizione ispirata a rituali antichissimi. Lunghi tappeti decorativi, intervallati da grandi quadri a contenuto religioso, che spaziano nei secoli ispirandosi all’arte antica fino a quella contemporanea, si susseguono in una geniale, coltissima e caleidoscopica commistione di motivi, stili e tecniche.

 

Tutto quello che c’è da sapere sulla raccolta e la selezione dei fiori, sulla loro conservazione, sui trattamenti per essiccarli in modo da ottenere diverse tessiture e sfumature di colore, a Spello lo sanno molto bene. Segreti che si condividono in famiglia, con amici e compagni di scuola, spiati e gelosamente custoditi tra i vari gruppi in cui la città si divide per questa celebrazione collettiva e polifonica di straordinario valore umano e spirituale.

 

E’ un rigido regolamento quello che distingue le infiorate di Spello dalle altre manifestazioni di questo tipo legate alla solennità del Corpus Domini. Solo fiori e foglie, freschi o essiccati, interi o sminuzzati, ma che devono essere sempre riconoscibili come materiale vegetale, mai polverizzati o ridotti a puro pigmento, niente legno né terra, vietati i coloranti, le colle, i materiali artificiali.

 

 

L’attività frenetica e appassionata che coinvolge oltre 2000 “infioratori” nella notte precedente la festa e che attrae migliaia di visitatori, affascinati testimoni della nascita di questi capolavori, è il punto di arrivo di una complessa e paziente attività di ricerca, sperimentazione, elaborazione, a cui partecipano adulti e bambini, vecchi e giovani durante tutto il corso dell’anno.

Nei mesi, nelle settimane e soprattutto nei giorni che precedono la festa, mentre si studiano i temi da rappresentare, si realizzano gli elaboratissimi bozzetti, si preparano i disegni e gli schemi, schiere di raccoglitori percorrono i prati, dal monte Subasio ai piani più alti dell’Appennino, alla ricerca di ginestre, fiordalisi, margherite ed erbe aromatiche come finocchio, artemisia e serpillo. Si depredano rose e ortensie dai giardini, si convincono amici e parenti a riservare una parte dell’orto per la coltivazione dei fiori dai colori più rari. Fino alla notte fatidica, in cui l’energia, la collaborazione, l’emozione raggiungono il culmine e ancora una volta il miracolo si compie. La mattina presto, smontate le strutture di protezione, mentre i turisti sempre più numerosi affollano le strette e ripide vie cittadine, una giuria di esperti valuta le infiorate per tecnica, creatività, leggibilità e intensità dei temi religiosi. Poi finalmente ha inizio la cerimonia, per cui tanto si è lavorato e a cui tutto è dedicato: il Vescovo recante l’Ostensorio passa sui tappeti di fiori, calpestando come previsto questi fragranti omaggi di arte e devozione. Dopo il passaggio della processione nulla rimane di tanta bellezza e splendore, sacrificati alle profondità ancestrali del rito e alle effimere gioie della festa.

 

Articolo di Enrica Bizzarri
Foto di Associazione Infioratori Spello (courtesy)



19.GIU.2015      Autore: Redazione
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