Riviviamo la piazza
Raccontare un quartiere attraverso la partecipazione

Periferia sud di Mantova, quartiere Valletta Valsecchi: gli edifici e gli spazi aperti versano in stato di degrado, la relazione funzionale con la città è compromessa dalla discontinua rete viaria, l’abbandono diffuso di abitazioni e negozi infonde nei cittadini un senso di smarrimento e scarsa coesione sociale.

Qui si colloca il progetto di partecipazione RIVIVIAMO LA PIAZZA, nato da una tesi di laurea specialistica degli architetti Antonia Araldi e Luca Stancari della sede mantovana del Politecnico di Milano, che ha visto la sua prima concreta realizzazione nell’autunno del 2014 (1-5 Ottobre), dopo due anni di lavoro.
Tre principi muovono questo progetto: ripopolare, recuperare, coinvolgere: incentivare quindi il ripopolamento del quartiere soprattutto da parte di giovani e giovani famiglie, innescare processi di riuso degli spazi sottoutilizzati attraverso il censimento dell’abbandono, promuovere la partecipazione dei cittadini e la collaborazione dei vari soggetti agenti sul territorio nella costruzione dello spazio fisico e del senso di appartenenza.
Tutto ciò è stato possibile grazie a un lungo percorso di coinvolgimento e trattative con cittadini e associazioni; con la somministrazione di questionari d’indagine sulla coesione sociale e costruendo una rete di conoscenze della realtà territoriale usando interviste e fotografie a partire dal circolo Arci giovanile del quartiere.

La quasi totalità dei soggetti intervistati ha evidenziato la presenza di negozi abbandonati come problema maggiore del quartiere, fonte di desolazione e degrado fisico degli edifici e degli spazi aperti. Si è reso quindi necessario il censimento e la quantificazione dei locali non utilizzati, e l’apertura delle trattative con i proprietari per la concessione temporanea e gratuita degli spazi con l’avvio della campagna: piutòst da gnint l’è mèi piutòst, in dialetto: piuttosto che niente, è meglio piuttosto.
Il gruppo Reazione a Catena, insieme ai ragazzi del circolo Arci Fuzzy, a residenti, associazioni e creativi, con il supporto della Provincia, della Camera di Commercio e della Fondazione Cariplo, hanno così dato vita a cinque giorni di eventi, ottenendo in comodato d’uso gratuito i negozi sfitti e offrendo ai cittadini la possibilità di allestirli e utilizzarli a loro piacimento.

La partecipazione è quindi avvenuta a diversi livelli: i residenti hanno inizialmente esposto problemi ed esigenze, successivamente essi hanno non solo promosso ma anche messo in atto diverse attività.
Tra queste: concerti di chitarre e tamburi, laboratori artistici per bambini, esposizioni di fotografie, vignette e oggetti di artigianato ricavati da materiali riciclati, uno spettacolo di giocoleria, una passeggiata nell’adiaecente bosco con guide esperte, un grande Monopoly da pavimento (Mantovopoly), per imparare giocando a conoscere i problemi della città di Mantova, una cena di quartiere sotto i portici.

Gli organizzatori hanno inoltre promosso una serie di incontri e dibattiti sui temi del riuso degli spazi abbandonati e della condivisione del verde urbano, grazie alla collaborazione di esterni: community gardens, progetto Temporiuso, progetto Rudere, progetto Sfitto a Rendere, con l’obiettivo di offrire differenti scenari di rigenerazione della città.

Ci si potrebbe chiedere se l’iniziativa abbia riportato dei risultati concreti e se possa considerarsi un successo e un momento di svolta per la vita del quartiere. Ogni esperienza di questo tipo ha in sé margini di incertezza e corre il rischio di diventare un episodio isolato; tuttavia ospitare la libera iniziativa dei cittadini infondendo in loro un inedito sentimento di appartenenza e la percezione di una maggiore capacità di organizzare i propri spazi è già di per sé un risultato positivo. Per dirlo in termini psicologici: “i processi di empowerment (e la progettazione partecipata rientra tra questi) possono essere visti sia come strumento per raggiungere gli obiettivi individuati, sia come obiettivo stesso dell’intervento” (Labonté R., Laverack G., 2008). “Ad una valutazione dei risultati del progetto che i processi partecipativi producono, si dovrebbe dunque affiancare anche una valutazione dell’impatto che il processo ha sui partecipanti e sulla comunità stessa sia in termini di acquisizione di capitale sociale che di aumento dell’ empowerment”. (Nairobi, 2009; Lemma, 2010).

 Mentre continuano le trattative con i proprietari dei locali sfitti e il coinvolgimento di tutti gli enti amministrativi necessari, un primo traguardo raggiunto sembra già cambiare le prospettive del quartiere: la Fiera del Broccante, mercatino locale per chi desidera diventare venditore per un giorno, d’ora in poi si terrà qui una volta al mese, affollando uno spazio fino ad oggi deserto.

 

a cura di Lorenza Fortuna



31.OTT.2014      Autore: Redazione
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