Tempelhofer Feld bleibt!
il parco di Tempelhof rimane!
uno spazio in discussione

Articolo apparso in precedenza, interamente su 404:file not found. Ne presentiamo un estratto.

I primi giorni in città, non sapendo bene da dove cominciare, chiedevo ai nuovi coinquilini, agli amici e agli amici di amici, quale fosse il loro luogo preferito a Berlino. Se il mondo dovesse finire domani, dove passeresti la giornata oggi?, dicevo. Poi andavo a visitare i posti consigliati. Un ragazzo tedesco mi rispose con convinzione: Tempelhofer Feld.
Costruito a partire dagli anni ’20 e successivamente ampliato durante il Nazismo, Tempelhof è stato uno dei primi aeroporti commerciali della Germania, eretto su una vasta aerea utilizzata in precedenza per le esercitazioni militari. Nel 1948, quando Stalin cercò di forzare a proprio vantaggio gli accordi di Potsdam bloccando le vie d’accesso a Berlino Ovest, Tempelhof, collocato allora nel settore americano, divenne il perno del celebre ponte aereo con cui gli alleati rifornirono la città. Nel 2008 l’aeroporto venne definitivamente dismesso e nel 2010 il parco, un’area dall’estensione superiore a quella di Central Park, fu aperto alla cittadinanza.

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foto di Francesca Coppola

Alcuni amici a cui avevo a mia volta consigliato di visitarlo hanno poi commentato: «Be’, sì, bello, ma non c’è un cazzo da vedere». Ed esattamente quello è il punto. La bellezza di Tempelhof sta proprio nel fatto di essere un enorme spazio vuoto, un’eccezione e un controsenso nell’ecosistema congestionato della metropoli. Se si escludono i pochi alberi lungo il perimetro, la lunga spianata d’erba, dove nidificano diverse specie di uccelli, è completamente priva di ostacoli e consente alla vista di spaziare indisturbata. La sensazione di rilassamento e spensieratezza (a voler essere enfatici diremmo: di libertà) che si prova percorrendo la vecchia pista di atterraggio si accompagna alla consapevolezza straniante di trovarsi nel cuore di una delle più grandi e popolose città del continente.

In questi quattro anni la popolazione ha ripreso possesso dell’ex-aeroporto. Tempelhof è diventato un posto per correre, fare sport, organizzare picnic e barbecue, leggere, rilassarsi, suonare, esercitarsi in qualsivoglia attività. Al suo interno si trova un progetto di orti urbani, un piccolo skatepark, campetti da calcio e basket, un’area grill e una zona recintata per i cani. Vi si tengono concerti ed eventi culturali. Tempelhof è, insomma, uno spazio atipico, incredibilmente scampato alla speculazione, alla sua funzionalizzazione, uno spazio ancora senza destinazione d’uso che ne vincoli la fruizione. Un luogo per ritrovarsi e stare insieme.
Domenica 25 maggio l’Europa dava sfogo all’isteria e affrontava la sua crisi d’identità affidandosi alle forze conservatrici che ne stanno causando la rovina o a quelle nazionaliste che contestano il senso stesso dell’Unione. Lo stesso giorno, i berlinesi votavano anche un referendum sul futuro di Tempelhofer Feld. Un piano edilizio presentato dal Senato di Berlino prevedeva la costruzione di 4700 appartamenti e attività commerciali, relativi parcheggi, una biblioteca, un bacino idrico artificiale. La superficie verde sarebbe stata ridotta di circa un terzo del totale. Dalla mobilitazione spontanea degli abitanti della zona è nata l’iniziativa 100% Tempelhofer Feld, osteggiata dai partiti politici, per bloccare il piano del senato e salvaguardare l’area così com’è. In breve si è riusciti a raccogliere 185mila firme per promuovere il referendum.

tempelhof, berlin, airport, park, huub zeemanfoto di Huub Zeeman

In una bella intervista a cura di Florian Heilmeyer pubblicata lo scorso aprile sul magazine Uncube, il sociologo Andrej Holm tirava le somme di questa e altre battaglie sociali per la riappropriazione degli spazi a Berlino. Secondo Holm, se collocato in prospettiva e sulla scia di altre lotte contro le politiche neoliberiste di pianificazione urbana – come per esempio le proteste contro il progetto Mediaspree, che prevedeva la costruzione di uffici e appartamenti extralusso lungo le rive della Sprea – il caso di Tempelhof assume un chiaro valore simbolico. Si è trattato, in altre parole, di rimettere in discussione il diritto dei cittadini a prendere parte attiva nella gestione del territorio, di rinegoziare i ruoli decisionali tra politica, popolazione e poteri economici. La vittoria di 100% Tempelhofer Feld ha sancito il principio sacrosanto per cui le decisioni che riguardano lo sviluppo urbano devono essere condivise e partecipate, non calate dall’alto, non unicamente prone agli interessi economici. Devono tenere conto delle pratiche di utilizzo già in atto in un luogo.

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foto di Thomas Geiregger

Ora mi domando perché quanto accada a Tempelhofer Feld dovrebbe essere meno rappresentativo, meno allegorico, di quel che si osservi a Potsdamer Platz o altrove in Mitte, dove non accade più nulla. La fine della Storia non è piuttosto il suo proliferare in innumerevoli storie, il cui esito non è sempre scontato?
Per accorgersene, tuttavia, occorrerebbe prima togliersi i panni del turista, smettere di osservare per calarsi nelle pratiche, contribuire alla continua negoziazione di senso dello spazio, per evitare che sia monopolizzata, resa appannaggio di pochi.
Dopo circa un anno e mezzo riparto da Berlino, città che non mi vuole. Senza alcun senso di disagio, ma con mille rimpianti per non aver detto, provato, fatto di più.
Ma ritornerò, ci rincontreremo, e Tempelhofer Feld sarà ancora lì, a far da sfondo al nostro amore ritrovato.

Articolo di Umberto Mazzei
Immagine di copertina di Francesca Coppola
Altre immagini (in ordine) di Francesca Coppola, Huub Zeeman e Thomas Geiregger

 

 



25.LUG.2014      Autore: Redazione
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