LUOGO E IDENTITÀ
NELLA FOTOGRAFIA ITALIANA CONTEMPORANEA

Questo volume è dedicato al legame tra l’uomo contemporaneo e i territori che abita, così come è stato affrontato dalla fotografia italiana dagli anni Settanta fino ai giorni nostri.
Con questo incipit Roberta Valtorta, curatrice del libro, chiarisce in maniera inequivocabile il significato di un titolo in cui le parole luogo e identità appaiono indissolubilmente legate. La questione del rapporto, esistente da sempre, tra uomo e territorio viene affrontata attraverso una disamina di quella parte di fotografia italiana degli ultimi decenni che decide di riflettere sulla condizione urbana contemporanea, con uno “sguardo del disagio” (così come viene definito da Paolo Costantini) che libera ogni rappresentazione da qualsiasi tentativo estetizzante.

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Attraverso quattro saggi sul tema che, come spiega la stessa curatrice nella prefazione del libro, si pongono come obiettivo quello di aprire un dibattito critico sulle questioni affrontate, vengono ripercorsi circa quarant’anni di storia della fotografia italiana del paesaggio.
Il dato che emerge, nella lettura del testo, è che il paesaggio, quello del quotidiano, con le sue complessità e incoerenze, appare come il vero fil rouge del volume e, soprattutto, delle esperienze artistiche che vengono raccontate e legate tra loro proprio attraverso l’oggetto cui si rivolgono e, soprattutto, attraverso la modalità con cui viene osservato e rappresentato.
Il lettore viene fornito di una chiave di interpretazione di quella parte di “scuola italiana di paesaggio” che vede tra i suoi principali esponenti fotografi del calibro di Mimmo Jodice, Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Guido Guidi. Il primo saggio, In cerca dei luoghi (non si trattava solo di paesaggio), chiarisce l’esigenza, da parte di questi e altri artisti, di ricercare l’identità italiana all’interno di un paesaggio antropizzato sempre più difficile da comprendere.

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La mostra Viaggio in Italia organizzata nel 1984 da Luigi Ghirri, raccogliendo il punto di vista di innumerevoli artisti contemporanei, segna una data fondamentale in questo senso, perché sancisce il valore che un nutrito gruppo di fotografi del periodo attribuisce al proprio lavoro, alla “ricerca di una fotografia che possa trovare nel paesaggio i sentimenti dell’uomo contemporaneo e il suo interrogarsi” (pag. 15).
Da lì in poi è un susseguirsi continuo di progetti, esplorazioni, racconti attraverso cui diviene ancor più evidente l’esistenza di un impegno comune, da parte di un numero sempre maggiore di fotografi, non tanto nel rappresentare i paesaggi del quotidiano quanto nello scoprire le ragioni che li rendono fonte di spaesamento e perdita di controllo da parte dell’uomo che li abita.
Si scoprono così le radici di questa nuova modalità attraverso cui i fotografi italiani guardano al paesaggio, che Roberta Valtorta rintraccia nell’influenza della fotografia americana, che definisce di tipo “visivo” (pag. 69), evidente cioè nello spostamento d’attenzione verso periferie, luoghi del degrado, vuoti nel paesaggio, tutti ritratti con un linguaggio normale e privo di eccessi espressivi.

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Il secondo saggio (Il luogo e la scena: la città come testo fotografico) affronta in maniera sistematica il rapporto tra la fotografia italiana degli ultimi decenni e la condizione urbana diffusa, simbolo della rottura del margine e dello sviluppo della città orizzontale nella modernità.
Il percorso di ricerca su alcune realtà urbane condotto da diversi artisti (pensiamo alla Milano di Basilico o alla Napoli di Jodice) viene considerato un valido strumento di registrazione delle dinamiche di trasformazione cui tutte le città degli ultimi decenni sono state sottoposte. La città viene considerata “struttura fondamentale della vita quotidiana” (pag. 117) e la fotografia il mezzo attraverso cui arrivare a costruirne un’immagine condivisa.

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Il terzo scritto (Attualità del documentario) si deve ad un fotografo che, in qualità di direttore di Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, propone un’analisi sapiente del ruolo della ricerca fotografica sulla realtà spaziale in termini di indagine oggettiva e documentaristica. Questo “ritorno al reale” (pag. 199) della fotografia italiana viene considerato come un bisogno di oggettività nel cercare e rappresentare il rapporto tra paesaggio e dinamiche sociali ed economiche.
Le campagne d’indagine fotografica citate in queste pagine affermano la nascita di un rinnovato rapporto di collaborazione, tra gli anni Ottanta e Novanta, tra coloro che operano sul territorio (architetti e urbanisti) e coloro che lo indagano e lo rappresentano (fotografi).

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L’ultimo saggio (Narrazioni collettive dello spazio pubblico), approfondisce ancor di più l’indagine sulla fotografia come “documento” a supporto di progetti di ricerca sul paesaggio urbano. Si parla delle Sezioni del paesaggio italiano realizzate da Stefano Boeri con Gabriele Basilico, di Migropolis, ricerca documentaristica sulla città di Venezia, di Decode Jerusalem, guida turistica di Gerusalemme Est e si sottolinea, con queste e altre esperienze, la tesi secondo cui la fotografia può rappresentare un valido strumento di cui architetti, urbanisti, paesaggisti e studiosi del territorio possono avvalersi in fase di indagine e conoscenza. Il libro, di cui merita una menzione anche la splendida raccolta iconografica dei progetti citati, pur presentandosi nella forma di una scrupolosa indagine storiografica sui percorsi della scuola italiana di fotografia del paesaggio, assume, per coloro che operano sul territorio, valore di invito alla scoperta di forme d’interpretazione della realtà urbana che suggeriscono una conoscenza concreta dei luoghi, frutto di attraversamenti e letture dal vivo, ben diverse dagli studi cartografici troppo spesso sopravvalutati.
Si scopre così un mondo di narrazioni, per immagini, attraverso cui si riesce a ricostruire il percorso di trasformazione che ha investito la città contemporanea, con tutte le sue contraddizioni e incongruenze e si intuisce che l’Italia del Grand Tour, del paesaggio di eccezionale bellezza, si rappresenta oggi invece con queste immagini neorealistiche, quasi drammatiche ma capaci di svelare un’identità altra e non per questo meno vera.

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Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea a cura di Roberta Valtorta, 2013, Torino, Giulio Einaudi Editore

articolo di Cristina Sciarrone

immagini:

Mimmo Jodice, Napoli, Panorama da Castel Sant’Elmo, 1990. Fonte: Valtorta, R. (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, pag. 47, Torino, Giulio Einaudi Editore
Gabriele Basilico, Milano. Ritratti di fabbriche, 1978 – 80. Fonte: Valtorta, R. (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, pag. 139, Torino, Giulio Einaudi Editore
Gabriele Basilico, Stefano Boeri, Sezioni del paesaggio italiano, veduta dell’installazione, Venezia, 1996. Fonte: Valtorta, R. (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, pag. 262, Torino, Giulio Einaudi Editore  Viaggio in Italia, a cura di Luigi Ghirri, Gianni Leone, Enzo Velati, Il Quadrante, Alessandria 1984. Fonte: Valtorta, R. (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, pag. 17, Torino, Giulio Einaudi Editore
Francesco Jodice, Cartoline dagli altri spazi #22, 1996. Fonte: Valtorta, R. (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, pag. 212, Torino, Giulio Einaudi Editore
Vittore Fossati, Vicino ai fiumi in riva ai ponti, 2007. Fonte: Valtorta, R. (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, pag. 228, Torino, Giulio Einaudi Editore
Migropolis. Venice as Atlas of a Global Situation, a cura di Wolfang Scheppe, Hatje Cantz, Ostfildern, 2009. Fonte: Valtorta, R. (2013), Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea, pag. 295, Torino, Giulio Einaudi Editore








02.MAR.2014      Autore: Redazione
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