Una ricerca per la documentazione dei grandi eremi della Toscana

L’eremo è un luogo di difficile accesso, dove uno o più eremiti o anacoreti si ritirano escludendosi  volontariamente dalla società per condurre una vita di preghiera e ascesi. Se la realizzazione di luoghi isolati di preghiera è comune a numerose religioni, si deve soprattutto al Cristianesimo la diffusione in Italia di un gran numero di eremi che, dal medioevo ad oggi, costituiscono una grande parte del patrimonio culturale di interesse storico ed architettonico del nostro paese. Tale patrimonio è inoltre testimone di un processo evolutivo, religioso, culturale ed anche scientifico che ha posto le basi della civiltà contemporanea e fa parte della nostra specifica identità culturale; questi luoghi costituiscono infatti un coagulo straordinario di testimonianze e sedimentazioni dei processi storici che ne hanno determinato le modificazioni e che li hanno spesso trasformati in eccezionali complessi di interesse monumentale.

Il Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell'Università degli Studi di Pavia, assieme al Dipartimento di Architettura, Disegno, Storia, Progetto, dell'Università degli Studi di Firenze, sta conducendo una ricerca rivolta alla documentazione dei grandi complessi eremitici della Toscana. Monte Senario, Vallombrosa, Camaldoli e La Verna, sono i luoghi dove da un decennio si svolgono attività di rilevamento e di ricerca che hanno ospitato, negli ultimi quattro anni, appositi convegni internazionali di studi relativi a questo stesso tema della conoscenza e della valorizzazione dell’architettura eremitica.L’intero percorso di ricerca è sostenuto e trasmesso con il linguaggio del disegno.

 Eremo di Camaldoli

La descrizione del sistema architettonico evidenzia le variazioni avvenute nel tempo, comunica le fasi costruttive principali ed esplicita il racconto di un lungo processo di modellazione delle strutture architettoniche e del rapporto che queste intrattengono con territori oggi isolati ma che sono stati nella storia al centro di realtà culturali molto importanti. L’architettura monastica, articolata fino dall’ alto Medioevo nelle due grandi esperienze religiose che hanno seguito da un lato la regola cenobitica e dall’altro quella eremitica, si è sviluppata secondo modelli propri, adattati di volta in volta elle singole esperienze ed alle caratteristiche dei luoghi, costituendo tuttavia sempre nuclei di aggregazione di valori ed esperienze non solo religiose, che hanno funzionato da veri e propri centri di aggregazione e produzione culturale. Le sperimentazioni sono risultate necessarie per la definizione di quadri metodologici utili a valutare, nei disegni, sistemi di rappresentazioni in grado di supportare le complessità di un’esperienza applicata, concretizzando protocolli operativi in grado di trasferire concetti e modelli teorici in sistemi pratici.

Lo spazio architettonico, la lettura stratigrafica, la ricerca documentaria, ma anche la comprensione dello spazio musicale e temporale, si possono comprendere solo se si conoscono i codici di lettura specifici, raccolti nel progetto e nei modelli compositivi di tali opere deducibile oggi dal rilievo dell’esistente, così che il disegno possa rappresentare la relazione formale, dimensionale, materiale che evoca accadimenti del tempo passato, ma anche procedure ed intendimenti di un tempo futuro, in altro modo difficilmente “materializzabili”.

In questo panorama di attività lo spazio sacro dell’eremo, con i suoi simboli e le sue tradizioni, diventa una sorta di “ipertesto” immerso in un paesaggio naturalistico dal quale trarre le chiavi di lettura per la formulazione di riflessioni nel tentativo di aggiornare un’immagine complessa che raduni le significatività più evidenti di tali luoghi.

 Abbazia di Vallombrosa

Le strutture degli eremi raggiungono nel Medioevo e nei secoli seguenti un’articolazione formale lontana dal rifugio nel deserto, dalla grotta o dal pilastro inaccessibile; la forma architettonica, che inizialmente si evolve da strutture essenziali in legno o in pietra a secco, sempre appoggiate a cavità o pareti rocciose, si trasforma e diviene, assieme all’accresciuta importanza degli ordini monastici, una vera e propria architettura monumentale, spesso un microcosmo che prefigura la complessità delle funzioni comunitarie e produttive di una piccola città. La ricerca condotta, ha prodotto numerosi elaborati e disegni che documentano l’architettura di questi siti,  costituendo la base per la realizzazione di centri di documentazione, come quello realizzato a Monte Senario,  sviluppando attività parallele come le campagne di indagine condotte a Vallombrosa e a Camaldoli dal laboratorio di ricerca interdipartimentale “Landscape Survey & DesignObiettivo di queste sinergie e dei convegni che sono stati organizzati su questo tema, quello di portare il dibattito avviato ad un livello internazionale, attraverso il coinvolgimento delle comunità scientifiche che condividono nelle loro ricerche ed indagini lo studio dei sistemi delle architetture eremitiche.

 

di Sandro Parrinello

foto di copertina: Eremo di Monte Senario



04.NOV.2013      Autore: Redazione
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