Ponte Thaon a La Spezia

La Spezia, una città che vive compressa tra troppe realtà che ne condizionano e ne hanno condizionato il naturale sviluppo urbano ed il rapporto con il mare. Una città che ha comunque il primato territoriale dal 1400, da quando prevaleva sulle altre città circostanti per la sua posizione sul mare, per la possibilità di avere strade di collegamento di facile accessibilità e soprattutto per i suoi traffici favoriti da scali terrestri e marittimi. Con questo ruolo di città mercantile, il borgo cominciava a sviluppare la sua fisionomia urbana. Prendeva forma la città sotto il castello S.Giorgio con il cuore della vita amministrativa nel palazzo podestarile posto davanti a S.Maria, nell’attuale piazza Beverini. Fuori dalle mura un grande prato giungeva fino alla spiaggia. In linea con via Prione il pontile da sbarco svolgeva la sua funzione mercantile. Oggi l’innesto del ponte Thaon di Revel si appoggia a questa storia, verrebbe voglia di chiamarlo “il ponte della marina“. In asse appunto con l’antica porta della Marina, che consentiva l’uscita alla piazza e alla spiaggia. Un elemento il ponte che si propone già come grande elemento di attrazione. Oggi è più bella la città vista dal mare che il mare visto dalla città. La visione del mare purtroppo è troppo chiusa.

ponte thaon

Il richiamo alle origini è il richiamo all’identità della città. Un identità che non vuol dire passato, stasi. Identità come lettura attenta di qualcosa che può essere recuperato in una dimensione innovativa, attuale. Il ponte ad esempio deve innescare l’unione con il centro attraverso la non più procrastinabile apertura dei giardini storici ai lati di via Diaz. Un efficace intervento in cui il degrado del boschetto del palco della musica lasci spazio a luci e funzioni. Non dimentichiamo che la città a ridosso di via Chiodo vive una grande stagione di fioritura di ristoranti molto frequentati. All’unione della città commerciale con il ponte manca questo pezzo. Manca piazza della Marina. Manca da via Chiodo e via Prione una più diretta visione del mare. Forse in questa zona e non in altre una efficace potatura delle piante recupererebbe la storia. C’è proprio bisogno di un disegno che recuperi la nostra storia, il significato delle nostre piazze, delle nostre strade e instauri relazioni in grado di risollevare un centro storico che cerca motivazioni per essere visitato dai turisti.

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Oggi si sente il bisogno di un piano condiviso di obiettivi per la futura immagine della nostra città che, mai come oggi, ha la possibilità di inaugurare un nuovo rapporto con la linea di costa. attraverso il nuovo fronte mare, l’arsenale, le fasce di rispetto. Sembra però tutto fermo. Tutto quel piano strategico del sindaco Pagano dove è finito? I temi sono stati talmente dibattuti che si sono arrestati, sembrano passati di moda. Ripartiamo dal ponte della Marina e cominciamo quelle addizioni urbanistiche semplici, ma veramente storiche in grado di arrivare allo sviluppo con passi condivisi che davvero si legano alla forma urbana che i cittadini possono riconoscere come loro patrimonio comune.

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Articolo di Gianfranco Marinaro



21..2013      Autore: Redazione
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